24/06 – Assemblea Nazionale, interventi

In Documentazione/Documenti CDC/Assemblea 24/06/2017/Video potete trovare la playlist con gli interventi all’Assemblea Nazionale dei Comitati, che si è tenuta a Roma il 24/06/2017.

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24/06 – Alfiero Grandi, Introduzione Assemblea Nazionale

Il 24/06/2017 a Roma si sono riuniti i rappresentanti dei Comitati provenienti da tutta Italia. L’Assemblea è stata aperta da Alfiero Grandi.

(…)

La campagna referendaria ha mobilitato energie, promosso partecipazione, dimostrato che quando le persone possono contare rispondono e partecipano al voto, scelgono. Deludere le aspettative dei cittadini vuol dire aprire una frattura democratica severa e preoccupante.

Lo conferma, da ultimo, l’atteggiamento sui referendum Cgil. Prima il timore di una seconda sconfitta referendaria dopo il referendum ha spinto governo e maggioranza a scegliere di abrogare le due norme oggetto di referendum, poi il governo ha smentito sé stesso e ha fatto approvare con voto di fiducia una norma sui voucher fin troppo simile a quella precedente. Per questo abbiamo dato pieno sostegno alla manifestazione della Cgil e siamo disponibili a dare un contributo ai ricorsi che la Cgil intende promuovere per mettere in discussione questa vera e propria provocazione.

E’ il simbolo di un modo inaccettabile di governare, è uno dei tanti sberleffi alla democrazia, una vera e propria imposizione. Ci dice che siamo di fronte a qualcosa di più del tentativo di Renzi di tornare al potere, è il simbolo della volontà delle classi dominanti italiane ed europee di imporre sempre e comunque le loro scelte, anche quando non hanno il consenso degli elettori.

Per questo dobbiamo fare una scelta di fondo sulla legge elettorale. Noi abbiamo sempre tenuto insieme Costituzione e legge elettorale e sappiamo che se anche il futuro parlamento sarà subalterno ai capi partito, senza una propria autonomia e funzione, torneranno anche gli attacchi alla Costituzione.

La vittoria del No il 4 dicembre non ci mette al riparo per sempre da tentativi di cambiare la Costituzione, attuando le indicazioni della finanza internazionale. Le modalità di elezione del parlamento decidono della sua effettiva capacità di rappresentare le elettrici e gli elettori e quindi della sua capacità di rispondere ai problemi.

(…)

L’intervento integrale di Alfiero Grandi è disponibile in Documentazione/Documenti CDC/Assemblea 24/06/2017/Introduzione di Alfiero Grandi

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Omaggio a Stefano Rodotà

Una vita per i diritti umani, le libertà civili, la giustizia sociale, da intellettuale e attivista tra movimenti e istituzioni

maestro di rigore, coerenza, coraggio, ci ha insegnato la critica del potere e la ricerca della democrazia sul sentiero della Costituzione

salutiamo il “nostro” Presidente onorario dei Comitati Referendari e co-promotore del Coordinamento Democrazia Costituzionale

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Rinnoviamo il nostro invito alla serata di lunedì 26/06, con la prof.ssa Barbara Pezzini e l’avv. Silvia Manderino, per parlare di legge elettorale, rappresentanza, democrazia.

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Cucù, il referendum non esiste più

di Luciano Belli Paci, 20/06/2017

Dopo che la “Grande Riforma” è stata stroncata lo scorso 4 dicembre, finalmente Pd e soci una riforma costituzionale sono riusciti a farla: hanno abolito il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 Cost.

Trattandosi di uno strumento di opposizione democratica che le minoranze possono utilizzare quando ritengono che su una determinata legge ad una maggioranza parlamentare non corrisponda la volontà del paese, è ovvio che la decisione se celebrarlo o no non possa essere rimessa alla stessa maggioranza, che altrimenti farebbe come Bertoldo nella scelta dell’albero a cui doveva essere impiccato.

Per questo la legge n. 352 del 1970 che regola il referendum ha affidato un ruolo determinante alla magistratura:  prima la Corte di Cassazione verifica la regolarità delle firme depositate dai proponenti, poi la Corte Costituzionale decide se il quesito referendario è ammissibile. Superati questi due passaggi, il governo è obbligato ad indire il referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Dopo che un referendum è stato indetto, la maggioranza ha di fronte tre strade alternative:

  1. può non intervenire sulle norme di cui è chiesta l’abrogazione e, se vuole difenderle, battersi perché nella consultazione prevalgano i “No” o non venga raggiunto il quorum del 50 % + 1;
  2. può abrogare le norme come volevano i proponenti;
  3. può modificare le norme oggetto di referendum.

La differenza tra queste ultime due scelte è di decisiva importanza.

Infatti, se le norme oggetto del referendum vengono abolite dal parlamento, l’Ufficio centrale presso la Cassazione si limita ad una presa d’atto e dichiara che il referendum non si celebra più (art. 39 L. 352/1970). In caso di modifica, invece, è riservato alla Cassazione il compito di analizzare se i cambiamenti sono così incisivi da avere recepito sostanzialmente le richieste dei promotori, nel qual caso dichiarerà superato il referendum, oppure se, al contrario, anche nella successiva disciplina sono riproposti i medesimi principi ispiratori delle norme che si volevano abrogare, nel qual caso stabilirà che il referendum si celebri ugualmente adattando il quesito alle nuove disposizioni legislative.

E veniamo alla vicenda dei referendum contro il Jobs Act promossi dalla CGIL con oltre 3 milioni di firme.

La Corte Costituzionale non ha ammesso il principale, quello sui licenziamenti (art. 18), ma solo gli altri due: quello per la completa eliminazione dei voucher per pagare prestazioni occasionali di lavoro e quello per l’estensione delle tutele per i lavoratori delle ditte che gestiscono appalti.

Il governo ha fissato il referendum per il 28.5.2017, ma subito dopo ha presentato un decreto-legge per abolire gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act che erano oggetto dei quesiti referendari e in tutta fretta la sua maggioranza, con votazione definitiva al Senato il 19.4.2017, ha convertito in legge il decreto.

Di conseguenza, l’Ufficio della Cassazione, con ordinanza del 27.4.2017, ha dichiarato che i referendum già indetti non hanno più corso.

Dopo poche settimane, il 26 maggio in sede di esame del decreto di correzione della manovra economica alcuni deputati del Pd hanno presentato un emendamento per reintrodurre in forme diverse i voucher appena cancellati; e dopo pochi giorni l’emendamento è stato approvato da una maggioranza composta da Pd, centristi, Forza Italia e Lega. Passata la festa, gabbato lo santo.

A questo punto, come spesso accade nel nostro strano Paese, si apre la discussione sbagliata, perdendo di vista il nocciolo della questione.  Si apre cioè la discussione sul merito dei voucher: era un bene o un male abolirli? La loro reintroduzione è avvenuta con modifiche che soddisfano gli scopi del referendum o che costituiscono una mera riverniciatura, una furbata?

Invece il punto vero, la questione che ha conseguenze devastanti è quella di metodo, perché il trucco, la zingarata della mossa in due tempi non colpisce solo questo referendum della CGIL (e già non sarebbe poco!), ma apre la strada alla totale e definitiva eliminazione del referendum abrogativo come istituto costituzionale.

In forza di questo precedente, infatti, di fronte a qualunque futuro referendum la maggioranza del momento potrà far sparire momentaneamente la legge, giusto per il tempo necessario per far disdire la consultazione referendaria, e subito dopo farla riapparire più o meno modificata.  E potrà farlo con assoluta discrezionalità perché la sfasatura temporale tra i due momenti ha l’effetto di eliminare il sindacato della Corte di Cassazione sulla conformità o meno delle modifiche alle istanze del comitato promotore del referendum.  In altre parole, la decisione se il referendum si debba celebrare a fronte di modifiche alla legge oggetto di richiesta di abrogazione viene sottratta al giudice (naturale e terzo), al quale viene esibita per il tempo necessario una abolizione tout court, e posta invece nella disponibilità esclusiva della maggioranza di governo che, “a referendum morto”, potrà decidere se e cosa graziosamente concedere nella nuova disciplina.

Cosa resta dell’art. 75 della Costituzione dopo questa operazione da magliari?  In pratica non resta nulla.

Se la cultura democratica degli italiani non fosse ormai scesa sotto il livello di guardia dovrebbero insorgere tutti, compresi i sostenitori della bellezza dei voucher, compresi quelli che hanno in odio la CGIL, compresi i seguaci del Pd.   Prima o poi anche a loro toccherà di essere all’opposizione e di promuovere un referendum contro le leggi approvate dai loro avversari.  E si accorgeranno, troppo tardi, che il referendum non esiste più.

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26/06 Cremona: La sovranità appartiene al popolo

Scarica il volantino in pdf

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Il pacifismo di Don Primo Mazzolari – il saluto di Carlo Smuraglia

Oggi, a Cremona, sono in programma due iniziative in ricordo di Don Primo Mazzolari.

Il presidente dell’ANPI nazionale, Carlo Smuraglia, era stato invitato ma, non potendo partecipare, ha inviato il suo saluto in occasione delle manifestazioni. Ecco il testo della lettera.

Leggi la lettera in formato pdf.

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#schiaffoallademocrazia: l’adesione del CDC Cremonese

Ci ripropongono i voucher, ma non avevamo firmato per abrogarli?

Il 17 giugno #NonFateiBuoni. In piazza contro lo #SchiaffoAllaDemocrazia

Per sottoscrivere l’appello vai sul sito dedicato.

 

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