Governo non eletto dal popolo ma il Capo dello Stato non è libero di nominare chi vuole

di Alessandro Morelli – lacostituzione.info, 13/12/2016

Nelle arene dei social, tanto per cambiare, è scontro aperto. Questa volta a fronteggiarsi sono, da un lato, i sostenitori del “Governo eletto dal popolo” e, dall’altro, coloro che, Costituzione alla mano, ricordano che, in Italia, è il Capo dello Stato a nominare il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di quest’ultimo, i ministri. I primi bollano come illegittimo o abusivo il Governo Gentiloni: secondo loro, il nuovo Esecutivo sarebbe il frutto dell’ennesima manovra di palazzo, realizzatasi nel più assoluto disprezzo per la democrazia e per la volontà popolare. I secondi accusano i primi di non conoscere le più elementari regole costituzionali e d’ignorare, soprattutto, che nel nostro Paese il Governo non è designato da un’elezione popolare, ma riceve la fiducia dal Parlamento dopo essere stato nominato dal Presidente della Repubblica.
Come spesso accade, si semplificano eccessivamente questioni molto complesse, riguardanti la legge elettorale, il sistema politico e la forma di governo.

Provando a porre qualche punto fermo, si può partire dalla premessa che nel nostro ordinamento nessun Governo è stato mai eletto dal popolo e, finché rimarrà in vigore l’articolo 92 della Costituzione, ciò non potrà accadere (almeno in modo legale). La questione finisce qui? Se si vuole soltanto inserire un altro esemplare nella propria personale collezione di “bufale” (come oggi si usa dire), si può rispondere di sì, ma, in realtà, questo scomposto dibattito da social tocca un tema centrale, sul quale la politica sembra non voler decidere, sperando che la Corte costituzionale assuma ancora una volta lo scomodo ruolo di deus ex machina. Si tratta della solita, irrisolta questione del sistema elettorale.

È vero che è prerogativa del Capo dello Stato nominare il Governo, ma che limiti incontra il Presidente nella sua scelta? Quali sono i suoi spazi di manovra? Dipende. Egli può svolgere un ruolo decisivo con un sistema proporzionale, in base al quale le coalizioni di governo si formano soltanto dopo le consultazioni elettorali e non prima, oppure nei momenti di crisi del sistema partitico (si pensi al ruolo svolto dal Quirinale nella formazione dei “Governi tecnici”). Con un sistema maggioritario, come quelli delineati dal Mattarellum o dall’Italicum, i margini di manovra del Presidente si riducono, invece, a tal punto da far somigliare il suo potere di nomina a una semplice ratifica del voto popolare.

E così, solo per fare qualche esempio, avrebbe potuto il Presidente Scalfaro nominare presidente del Consiglio persona diversa da Berlusconi nel 1994 o da Prodi nel 1996? O avrebbe potuto farlo il Presidente Ciampi rispettivamente nel 2001 o nel 2006? E il Presidente Napolitano, nel 2008, avrebbe potuto indicare qualcuno che non fosse ancora una volta Berlusconi? In tutti questi casi si erano appena svolte consultazioni popolari dalle quali era uscita vincitrice una coalizione con un proprio leader. Anche allora il Governo non fu eletto dal popolo ma nessun Capo dello Stato sano di mente si sarebbe mai sognato di nominare presidente del Consiglio una persona diversa da quella posta a capo della coalizione che aveva vinto le elezioni.

C’è, poi, un altro particolare da tenere presente: le attuali Camere sono state elette sulla base del Porcellum, dichiarato incostituzionale nel 2014. Il principio di continuità dello Stato, al quale ha fatto riferimento la Corte in quell’ormai celebre sentenza, consente di tenerle in piedi, ma la decisione di farlo è stata delle forze politiche presenti in Parlamento, che ancora una volta, in un momento di difficoltà, si sono affidate al prudente apprezzamento del Presidente della Repubblica. Il quale, in mancanza di leggi elettorali coerenti per la Camera e il Senato e, dunque, ritenendo inopportuno andare subito a elezioni, ha proceduto a verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare e ha nominato un nuovo Governo. Insomma, gli spazi di cui dispone il Presidente dipendono dal sistema elettorale e dalle condizioni politiche contingenti.

L’invocazione del “Governo eletto dal popolo”, per quanto scorretta, esprime forse la diffusa percezione della crisi di rappresentatività endemica del nostro sistema istituzionale, certificata dalla dichiarazione d’incostituzionalità della precedente legge elettorale. Oppure è una reazione al cortocircuito creato dall’improvviso recupero di metodi e strumenti che una più che ventennale “educazione al maggioritario” aveva rappresentato come ormai obsoleti e superati.

E non è nemmeno escluso che, al termine del dibattito, insieme alle prerogative del Presidente, il popolo dei social riscopra anche le virtù del proporzionale.

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