Costituzione e partecipazione

di Barbara Gamba

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E’ fuori di discussione che la proposta di modifica della Costituzione va a modificare i rapporti di forza fra Stato (Governo e Parlamento) e cittadini. Leggendo bene la riforma si può notare la “doppia velocità” con cui vengono presi in esame aspetti complementari della democrazia, con riferimento in particolare alla rappresentanza dei cittadini e alla loro partecipazione alla vita politica. E ciò non appare coerente con quanto stabilisce la nostra Costituzione, quella che spesso definiamo “la più bella del mondo”:

art.3 c2 – E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità, che appartiene al popolo, viene attaccata dall’elezione indiretta del senato.

I candidati che noi eleggiamo per rappresentarci in Consiglio Regionale, o peggio il Sindaco che abbiamo eletto per amministrare la nostra città, vengono mandati a fare i senatori part time (e quindi male), distogliendoli dalla funzione per la quale sono stati eletti (funzione che potranno svolgere con meno impegno): il nostro diritto ad essere rappresentati viene ridimensionato.

La nostra possibilità di partecipare attivamente al processo legislativo viene fortemente limitata, visto che si triplicano le firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare. Vero, viene abbassato il quorum per i referendum, ma solo se vengono raccolte 800000 firme contro le 500000 necessarie.

E i miglioramenti lato cittadino, che sono quelli che sono stati tanto sbandierati per strappare un “sì” da parte di alcune componenti del partito democratico?

Quelli arriveranno dopo. Compatibilmente con le tempistiche parlamentari (e con le priorità). E non si sa nemmeno come….

Le modalità di elezione dei Senatori saranno definite in futuro. Verranno eletti dai Consigli Regionali, la “conformità con le scelte espresse dagli elettori” non si sa come verrà attuata, relativamente al criterio di scelta dei Sindaci non viene detto assolutamente nulla. Inoltre, visto il ridotto numero di Senatori da eleggere in alcune Regioni, il concetto di “proporzionalità” con cui va fatta la scelta è abbastanza ambiguo.

Le leggi di iniziativa popolare? Saranno i regolamenti parlamentari a definire forme, tempi e limiti con cui si deve discutere e deliberare. Nessuno può sapere cosa si intenderà ad esempio con “limiti”.

I referendum propositivi di indirizzo verranno definiti con legge costituzionale.

Altro esempio recentissimo, collegato alla questione della riforma: le proposte di modifica all’Italicum sono solo sulla carta… un accordo interno al PD, con sottosegretari del governo che il giorno successivo alla firma affermano che al Senato potrebbero non esserci i numeri per mettere in pratica quanto concordato. L’Italicum invece è vigente, non una fantasia di qualche gufo…

Tutto questo in un contesto in cui l’affluenza al voto cala in modo vertiginoso: prima degli anni ottanta si rimaneva costantemente sopra il 90% dei votanti, ora siamo poco sopra al 70% e l’astensione è cresciuta in modo incredibile negli ultimi 10 anni. La fiducia nella classe politica è ridotta, unico argine a tutto ciò un movimento che, con i suoi difetti, fa comunque sentire i cittadini partecipi di un processo decisionale.

Per me la riforma va esattamente nella direzione opposta di quelle che sono le richieste dei cittadini. E’ in atto un processo di estromissione della cittadinanza dai processi di scelta, prima di tutto per quanto riguarda la designazione dei rappresentanti: alla Camera, in base alla legge vigente, sono in larga parte scelti dai partiti, al Senato il ruolo dei cittadini sarà nullo. Abbiamo una classe politica che decide al suo interno e che designa l’élite; il voto dei cittadini che viene visto con fastidio se non è conforma alle proprie aspettative (e ne sono un esempio certi commenti che si sono sentiti in seguito all’elezione di Trump). Viene chiesta una specie di delega in bianco al governo che deve essere libero di governare dettando al Parlamento l’agenda per cinque anni.

Poi ci si meraviglia se i cittadini non vanno a votare. O forse no? C’è anche chi sostiene che nelle democrazie mature è normale che l’affluenza sia bassa…

E meno la cittadinanza partecipa più si abbassa la qualità della politica, e la bassa qualità della politica (e dei nostri rappresentanti che sono stati scelti dai capi di partito) viene presa come scusa per trasferire più potere al governo.

E quindi… è la Costituzione che deve essere cambiata, perché non va bene?

No, bisogna ridare dignità alla cittadinanza, alla partecipazione. Restituire la sovranità agli elettori. Bisogna invertire un processo, ricominciare a parlare dei problemi e della loro soluzione, senza accontentarci di soluzioni tampone imposte dall’alto e solo finalizzate a vincere le elezioni successive.

Possiamo farlo solo se diciamo no a questa riforma, se pretendiamo che si dia veramente attuazione alla Costituzione vigente, valutando se e come intervenire puntualmente per migliorare alcuni aspetti.

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