Il dilemma del ping pong

Riflessioni sulle riforme. Ping pong: problema o carta vincente?

Se non si riesce a formare una maggioranza attorno a un provvedimento è perché quel provvedimento non rispecchia la volontà della maggioranza dei cittadini

di Giampiero Carotti – welfarenetwork, 03/11/2016

Molte persone partono dal presupposto che il rinvio di una legge dalla Camera al Senato o viceversa (il cosiddetto ping-pong, o “navetta”) sia un elemento in sé negativo. Riflettiamoci un momento: è davvero così? Moltissime volte il rinvio di un provvedimento da un ramo all’altro ha permesso di correggere veri e propri errori (formali e sostanziali) contenuti nel testo della legge; altre volte ha permesso a noi cittadini di conoscere il testo dei provvedimenti e decidere se intervenire in merito, se farci sentire e chiederne la modifica (senza dover arrivare a richiedere un referendum abrogativo); in altri casi ha permesso di aprire all’interno della società un dibattito che altrimenti sarebbe rimasto confinato ai politici. In alcuni casi nel passaggio da una camera all’altra qualcuno è riuscito a scovare nei provvedimenti piccole norme introdotte da qualche parlamentare lesto di penna solo per fare gli interessi di qualcuno (o ci siamo già dimenticati delle norme “ad personam”?). Ed ecco che la “fiaba della navetta cattiva” inizia a sgretolarsi.

Ma si dirà che ci sono casi in cui una legge si rinvia all’altra camera solo per allungare i tempi, perché in realtà quella legge non è gradita a una larga fetta del Parlamento. E questo sarebbe un guaio? Il Parlamento è il luogo in cui l’intera collettività è rappresentata, è lui che deve fare le leggi, non è il governo. Se non si riesce a formare una maggioranza attorno a un provvedimento forse è perché quel provvedimento non rispecchia la volontà della maggioranza dei cittadini. Questa cosa può non piacere, ma forzarla pur di dare a un governo il diritto di approvare tutto ciò che vuole è un puro e semplice schiaffo in faccia a ognuno di noi. Certo, si potrebbe obiettare che a volte quel rinvio è dovuto al semplice fatto che quella norma è “antipatica” a qualche “amico degli amici”; o ancora che non è possibile arrivare a un punto di incontro a causa della incapacità o non volontà dei parlamentari a costruire delle norme condivise. Ma questo allora è un problema di qualità della classe politica, non un difetto della Costituzione. Cambiare le leggi per adattarle a una cattiva classe politica serve solo a perpetuare quest’ultima.

Riassumendo, il ping-pong è un elemento di qualità, non un problema; è stato introdotto dai nostri saggi costituenti anche perché… “conoscevano i loro polli”. Abolire il bicameralismo perfetto è una diminuzione di qualità della democrazia, non un guadagno. E’ un grosso rischio per tutti noi; come minimo è un bel regalo per la cattiva politica.

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