Il SI porta alla deriva autoritaria

Referendum. Il SI porta alla deriva autoritaria

di Giuseppe Azzoni – welfarenetwork.it, 10/10/2016
Unica Camera che vedrà l’egemonia dei parlamentari nominati capilista dal segretario/capo del governo che avrà vinto le elezioni. Sapere che ha vinto la sera stessa del voto non consolerà più di tanto.

scheda-fac-simile

Egr. Direttore  permetta di dire la mia nel merito su tre punti relativi al referendum costituzionale. Uno. Col quesito stampato sulla scheda il governo chiede al cittadino se vuol ridurre il numero dei parlamentari. Messa così la risposta appare scontata. Con maggiore puntualità si dovrebbe chiedere se ridurre solo i senatori e non anche i deputati e soprattutto se il cittadino vuole senatori, pur ridotti, nominati e non eletti direttamente. E che cosa ci starà a fare quel Senato-dopolavoro. Due. Anche il mio amatissimo Benigni pare convinto che se non cambiamo adesso saremo immobili per vent’anni almeno, slogan governativo che colpisce. Secondo loro se Renzi, Boschi e Verdini vanno sotto si ferma la storia. Il Parlamento non voterà più niente in proposito, come i condannati di un certo girone dell’Inferno dantesco così recitato bene da Benigni…Non si riuscirà più a cambiare il famigerato bicameralismo paritario in un modo meno sgangherato di quello che leggiamo in questa riforma? Faccio presente che la Costituzione italiana dal 1948 è già stata modificata più volte di quella americana nata due secoli prima: negli ultimi 25 anni c’è stata una modifica in media ogni biennio. Che se vince il no non cambierebbe più niente va considerata una cavolata inverosimile. Tre. Si dà per certo (anche da molti che voteranno no come me) che queste pesanti modifiche non favorirebbero il rischio di uno slittamento oligarchico ed autoritario. Ma già oggi, col Porcellum, un segretario del partito che è anche capo del governo ha imposto il suo volere per esempio facendo in modo da dimissionare e sostituire i ‘suoi’deputati della commissione Affari istituzionali che non erano in sintonia o imponendo con decisivi voti di fiducia anche a parlamentari del suo partito la sua volontà su scelte essenziali: o così o tutti a casa. Già oggi vediamo questo. Domani con l’Italicum il segretario di partito capo del governo, anche con un terzo del consenso dei cittadini potrà avere il 55% dei membri dell’unica Camera che deciderà. Unica Camera che dovrà stendere un tappeto privilegiato alle proposte del governo e del suo capo, con clausola di supremazia sulle autonomie regionali e locali (federalismo ciao), unica Camera che vedrà l’egemonia dei parlamentari nominati capilista dal segretario/capo del governo che avrà vinto le elezioni. Sapere che ha vinto la sera stessa del voto non consolerà più di tanto.

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