La riforma del Titolo V della Costituzione non è né moderna né efficiente

di Enzo di Salvatore – zeroviolenza.it, 07/10/2016

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I sostenitori del “sì” sostengono che la riscrittura di questa parte della Costituzione porterà finalmente una ventata di chiarezza su ciò che è dello Stato e su ciò che è delle Regioni. In questo modo, lo Stato e le Regioni smetteranno di “litigare” e di rivolgersi alla Corte costituzionale perché sciolga i problemi di competenza: il contenzioso si ridurrà.

Il punto, però, è che il vento della chiarezza non spirerà affatto: il nuovo riparto della competenza alimenterà, al contrario, una maggiore conflittualità tra lo Stato e le Regioni. Per più motivi.

Intanto perché è fisiologico che ogni riscrittura del riparto della competenza tra lo Stato e le Regioni sollevi problemi di definizione tra ciò che debba spettare al primo e ciò che debba spettare ai secondi: per quattordici anni – successivi alla riforma costituzionale del 2001 – la Corte costituzionale si è trovata costretta a definire i confini di quello che spettasse allo Stato e alle Regioni. Se cambierà il quadro costituzionale, attraverso l’introduzione di nuove materie e nuovi oggetti oppure attraverso una diversa denominazione delle vecchie materie e dei vecchi oggetti, occorrerà ricominciare praticamente da capo.

In secondo luogo, non è vero che la riforma delinea in modo netto il confine tra l’ambito di competenza dello Stato e l’ambito di competenza delle Regioni. In molti casi questo confine è assolutamente confuso: si pensi, solo per fare un esempio, alla tutela della salute, che oggi è attribuita alla competenza concorrente dello Stato e delle Regioni e che domani, se entrerà in vigore la riforma, sarà affidata alla competenza esclusiva dello Stato.

Ebbene, se si va a leggere il testo della riforma si scopre che sulla tutela della salute lo Stato è competente a legiferare solo in ordine alle «disposizioni generali e comuni». Con la conseguenza che ciò che non sia riconducibile a «disposizioni» che siano «generali e comuni» spetterà alle Regioni. Nella sostanza si tornerà alla competenza concorrente: e però ad una competenza concorrente che sostituisce l’accoppiata “principi fondamentali/normativa di dettaglio” con l’accoppiata “disposizioni generali e comuni/disposizioni non generali e non comuni”.

(…)

Il testo completo è disponibile QUI

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