L’idea di democrazia nelle moderne Costituzioni

ARCI FESTA

ARCI FESTA 2016 – CREMONA

UN’ORA CON LA COSTITUZIONE

L’IDEA DI DEMOCRAZIA NELLE MODERNE COSTITUZIONI

dialogo con il prof. Giancarlo Corada, presidente provinciale ANPI

intervista a cura di Daniele Tamburini, direttore de “Il Piccolo”

Mercoledì 03/08 ore 19.30-20.30

Ostello di Via Del Sale

In occasione di ARCI Festa 2016 il Coordinamento Democrazia Costituzionale – Comitato per il No organizza un ciclo di incontri sulla Costituzione. Mercoledì 3 agosto sarà ospite il prof. Giancarlo Corada.

Le Costituzioni sono le fondamenta della vita democratica di un Paese. Garantiscono diritti e doveri per tutti i cittadini. Stabiliscono principi che vanno condivisi e regole che vanno fatte vivere e valere egualmente per tutti. Le Costituzioni organizzano la distribuzione dei poteri, definiscono le funzioni delle istituzioni dello Stato come strumenti di democrazia attiva e non passiva. Regole e Istituzioni possono essere modificate, ma in meglio e con un largo consenso. L’attuale proposta di revisione della Costituzione rappresenta invece un arretramento sia sul piano del metodo che dei contenuti.  Il Parlamento non può essere ridotto a succursale del Governo. Il pluralismo non può essere ridotto in nome della semplificazione. Le Regioni non possono essere ridotte a Enti di gestione. La democrazia ascendente, cioè dal basso, e la partecipazione dei cittadini non possono essere ridimensionate e incanalate nella sola estenuante ginnastica referendaria. Ma soprattutto la politica non può essere ridotta a una serie di espedienti tecnici per facilitare le decisioni dell’uomo solo al comando. Le società moderne non hanno bisogno di Premier forti e Istituzioni deboli, non è la prospettiva dello Stato minimo che rilancerà le nostre economie occidentali. Abbiamo bisogno di un ritorno della politica , di una politica che si rinnovi alla luce delle sfide globali che impongono l’adozione di nuovi paradigmi di fronte a fenomeni quali i cambiamenti climatici, gli sconvolgimenti della geopolitica tradizionale, le migrazioni, la finanziarizzazione dell’economia, l’acuirsi delle disuguaglianze. Abbiamo bisogno di uno Stato facilitatore e protagonista di un’economia sociale di mercato che il neoliberismo non sa e non può alimentare. Le culture politiche progressiste in Europa come negli Stati Uniti sono chiamate a fare i conti con queste sfide globali.

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